<<Se solo fossimo in grado di valorizzare ciò che abbiamo…>>

Quante volte abbiamo ascoltato queste parole, scuotendo il capo e pensando che, alla fine, era proprio vero!
Il nostro peccato originale, il tallone di Achille di una città.
Sì. È così!

E se pensassimo che il patrimonio di questa città, l’oro di Napoli, è nelle sue imprese?

Decidere di lavorare in Campania è una storia bellissima che va raccontata e valorizzata come se fosse un monumento.

Molte città hanno il mare; in molte di esse possiamo trovare importanti reperti storici; alcune hanno centinaia di Chiese, che sono il simbolo di una cristianità che si è perfettamente integrata con il sentimento del popolo; altre vivono anche di notte; altre ancora conservano un centro storico perfettamente integro.
E poi ci siamo noi.

Sì, perché in Campania, più che altrove, tutto questo è racchiuso in una sola città, contornato certamente dalle difficoltà della modernità e dal peso della corona di regina defraudata.

E nemmeno l’accusa di mancanza di laboriosità regge il confronto con la storia; basti pensare al babà, al ragù, alla pizza, al caffè e al fatto che nulla di tutto ciò sia stato inventato in Italia. Eppure noi, grazie all’ingegno e alla tenacia, siamo stati in grado di sublimare tutto ciò che è passato tra le nostre mani proprio grazie alle eccellenze delle nostre imprese.

E allora ci tocca raccontarlo, gridarlo, farlo conoscere, al fine di contribuire in quest’opera di verità, messa a tacere dal più grosso inganno della storia: i traditori fatti passare per eroi e gli usurpatori considerati oggi come la locomotiva del grande miracolo italiano.

Non vogliamo riscrivere la storia, ma semplicemente raccontarla tutta, attraverso il meglio che l’Italia può offrire.
Artigiani, sarti, camiciai, guantai, pasticcieri, pizzaioli, cuochi, restauratori, presepisti, editori, falegnami, fabbri, intarsiatori, musicisti…i migliori stanno qui!
Storie antiche da raccontare, attività familiari tramandate da decenni, eppure, in quest’epoca digitale, poco conosciute perché  “se non sei social non esisti“.
Avremmo potuto mettere le nostre professionalità al servizio di qualche multinazionale che, dopo averci spremuto con contratti a tempo determinato, ci avrebbe poi messo alla porta prendendo altri più giovani da sfruttare. Abbiamo deciso di dire no

Potevamo scegliere altro.
Abbiamo scelto di raccontare la nostra terra. Abbiamo scelto di raccontare te!

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